Kociss, l’ultimo bandito veneziano

Kociss Fenice VeneziaL’intensa e breve vita di Kociss, l’ultimo bandito veneziano, diventa libro e cd.
Il libro, scritto dallo scrittore e giornalista Roberto Bianchin, si intitola Kociss, passione e morte dell’ultimo bandito veneziano, e sarà pubblicato, con cd allegato di musiche composte dal cantautore Giovanni Dell’Olivo, dall’editore Milieu Edizioni nella collana Banditi senza tempo.
Il libro e il cd verranno presentati nelle Sale Apollinee del Gran Teatro La Fenice di Venezia giovedì 9 maggio 2013 alle ore 17. Insieme agli autori ci saranno lo scrittore e assessore comunale Gianfranco Bettin che ha curato la prefazione del volume, il regista Gianni De Luigi che ha firmato l’omonimo spettacolo teatrale, l’editore Edoardo Caizzi di Milieu, la sorella di Kociss, Annamaria Maistrello, dal cui diario sono tratte alcune pagine del libro, e Mauro Moretti, illustratore.
Durante la presentazione Giovanni Dell’Olivo eseguirà dal vivo alcuni brani dal vivo, tratti dal cd.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Un altro appuntamento sempre dedicato al mito di Kociss andrà in scena tre giorni dopo, domenica 12 maggio alle ore 18 alla Serra dei Giardini di Castello, nel sestiere veneziano dove Kociss nacque, e nel giorno esatto del trentacinquesimo anniversario dalla sua scomparsa. Sarà l’occasione di un reading di letture e canzoni. Roberto Bianchin racconterà, tratte dal libro, le ultime ore di Kociss, mentre Giovanni Dell’Olivo interpreterà alcune canzoni del cd, accompagnandosi alla chitarra acustica. Anche qui l’ingresso è libero.

Era infatti il 12 maggio 1978 quando il leggendario bandito veneziano Silvano Maistrello, per tutti Kociss, sorpreso dalla polizia in un canale di Venezia vicino all’ospedale SS Giovanni e Paolo mentre fuggiva a bordo di un barchino dopo una rapina ad una banca, veniva ucciso dalla polizia, colpito da due pallottole nel fianco. Non aveva ancora compiuto trent’anni.
Era uno specialista in evasioni. Primo dei nove figli di Rosina, usciva da una Venezia che non esiste più, quella di un sottoproletariato urbano che cercava un riscatto individuale alla miseria attraverso i furti e le fughe dalla legalità. Era amato dalla gente del suo sestiere per la sua generosità e per non aver mai fatto ricorso alla violenza. Non ha lasciato dietro a sé tracce di sangue né famiglie che piangono. Non ferì e non uccise mai nessuno. Non portava nemmeno la pistola, fatta eccezione per le ultime rapine. Ma anche l’ultimo giorno, quando venne ucciso, non sparò un colpo.

Gli introiti del libro che spettano agli autori vengono devoluti, per loro volontà, alla cooperativa Il Cerchio che si occupa, tra le altre cose, dell’assistenza ai detenuti.

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