Venezia deve ridurre il numero dei suoi visitatori

Turismo a Venezia

Ho recentemente avuto l’occasione di leggere un interessante articolo su Venezia pubblicato dalla rivista francese Politis ( www.politis.fr/articles/2021/03/venise-doit-reduire-drastiquement-le-nombre-de-ses-visiteurs-42953 ), e il titolo di questo post è la traduzione dal titolo francese, ma sento di dover commentare quanto espresso in quell’articolo in quanto le cose non stanno esattamente così.

Devo confessare che leggendo l’articolo ho versato qualche lacrima, perché purtroppo è quasi tutto vero, ma mi permetto qualche considerazione.

Airbnb non è Il Male, e soprattutto non è l’unico. A Venezia ci sono moltissime agenzie che gestiscono appartamenti per conto dei proprietari affittandoli ai turisti, per cui alla fine il numero di appartamenti non a disposizione dei residente è semplicemente enorme.

In ogni caso non ha molto senso prendersela con i proprietari delle case, in fondo fanno i propri interessi come tutti: è chiaro che se affittando il loro appartamento ad un residente incassano 800€ al mese, mentre se lo affittano ai turisti incassano 3000€ al mese, non c’è da stupirsi (e neanche da colpevolizzarli) se scelgono la seconda opzione.

Semmai il problema è politico e amministrativo: bisognerebbe che ci fosse una legge che garantisca un numero minimo di appartamenti per residenti (obbligatori); un numero tale, ovviamente, che permetta alla città di avere una quantità di cittadini residenti che consenta a Venezia di definirsi appunto “città” e non “dormitorio per turisti”…

Venendo al problema del turismo di massa, ci sarebbe da parlarne per ore, ma diciamo che in essenza si restringe alla necessità di avere un turismo di qualità e non un turismo di quantità.

Uno dei problemi del turismo di massa è che ha un effetto a spirale devastante, nel senso che una volta che una destinazione comincia ad attirare quel tipo di turismo, poi continuerà a farlo sempre di più.

Pensiamo ad esempio all’effetto dei reportage su Venezia. Per carità, da un lato è bene che si parli dei suoi problemi, ma dall’altro lato ottengono un effetto negativo pericoloso: le persone di cultura che leggono i giornali e guardano i documentari, vedono quelle immagini di una Venezia invasa di turisti come cavallette e certo non gli fa venire voglia di andarci (non verrebbe neanche a me … io so che in realtà è solo una piccola parte della città che è invasa, ma chi guarda le foto sui giornali o le immagini in tv, vede solo la parte peggiore, non può sapere che non è tutto così), mentre le persone non di cultura che non leggono i giornali e non guardano i documentari, ma guardano Facebook, vedono sui social quelle foto (ritoccate) dei turisti a Venezia e si dicono “Ehi, anch’io voglio andare lì e fare quella foto così!”, ed ecco che il livello del turista che arriva è sempre più basso …

Come fare quindi per invertire il processo?

Ho sentito davvero tante proposte, le più disparate. Tipo far pagare una quota per entrare in città (come se fosse un museo invece di una città), ma questo significherebbe che solo i benestanti potrebbero permetterselo, e sappiamo bene che non necessariamente “ricco” significa “rispettoso” …

Poi c’è chi dice di mettere un numero massimo giornaliero di persone che possono entrare. Quindi si chiude tutta la città (come se fosse un riserva indiana) e solo un tot di persone al giorno può entrare. Ma anche questa non è ancora una soluzione, dato che non ci sarebbe alcun filtro di tipo qualitativo, ma solo quantitativo (per non parlare della difficoltà di mettere dei controlli a tutti gli accessi alla città).

Forse la proposta più interessante che ho sentito finora è quella di Marco Scurati ( flussiturismo.wordpress.com ) che fa leva su un meccanismo psicologico indiretto. In pratica la questione è: la stragrande maggioranza di chi fa turismo, diciamo “di basso livello”, vuole venire a Venezia semplicemente per andare in Piazza San Marco e farsi un selfie, mentre per chi fa turismo culturale andare in Piazza San Marco è cosa secondaria.
Per cui Scurati dice: “Chiudiamo solo la Piazza, non tutta la città, e mettiamo un numero massimo di persone al giorno che possono entrare in Piazza. Non a pagamento (che sarebbe discriminante) ma semplicemente con prenotazione obbligatoria. Per cui ogni giorno solo x persone possono entrare in Piazza (con prenotazione)”.
Avremmo due vantaggi diretti e uno indiretto.
Quelli diretti sono:

1) è molto più semplice controllare gli ingressi alla Piazza (sono solo 4) che non alla città intera

2) ci sarebbe molta meno gente che arriva in città.

Mentre il vantaggio indiretto (che è quello più interessante) è che limitando l’accesso solo alla Piazza si mette un filtro proprio a quel tipo di turismo di basso livello che non vogliamo, in quanto quel tipo di persone se vedono che non possono entrare in Piazza, sicuramente decideranno di non venire affatto a Venezia. Mentre le persone che fanno turismo culturale, non si faranno certo scoraggiare dal fatto di non poter visitare la Piazza, dato che sono piuttosto interessate a scoprire la Venezia autentica. Tra l’altro sarebbero invogliate a venire perché ci sarebbe meno turismo di massa in giro per la città.

Ma ovviamente, come tutte le proposte intelligenti, non è stata presa in considerazione …

Altro problema: mono-cultura turistica, cioè la città vive di solo turismo. Questo è un altro grave problema, che secondo me non è possibile risolvere. ma si potrebbe quanto meno limitare. Come? Ancora una volta garantendo un numero decente di cittadini residenti. Solo in un contesto con un numero sufficientemente grande di persone (e soprattutto “diversificate”) può nascere una struttura economica che si può auto-alimentare. Ed è solo abbassando i prezzi delle case che si può pensare di tornare ad avere un numero congruo di residenti. E ancora una volta è un problema politico e amministrativo …

Altra questione di cui si parla nell’articolo: “turismo sostenibile”. Clara Zanardi nell’intervista dice che secondo lei non è possibile fare “turismo sostenibile” a Venezia. Io dico di più: non è possibile fare “turismo sostenibile” da nessuna parte! Nel momento stesso in cui metti piede in un ecosistema (che sia naturale, sociale o culturale, poco cambia) lo stai inquinando, è inevitabile.

Quello che si può (e si deve) fare è di cercare di ridurre al minimo l’impatto devastante che inevitabilmente il turismo ha sempre, dovunque.
E a Venezia, in realtà, sarebbe più facile che altrove.

Inoltre la Zanardi dice che la Venezia autentica non esiste più. Ma questo vale dappertutto. Tutti i sistemi si evolvono, anche le tribù amazzoniche, ma questo non vuol dire che se entro in contatto con una tribù che però è diversa da come era un paio di generazioni prima, allora non è più autentica! E’ semplicemente la versione “autentica” di se stessa in quel momento.

Altro tema: le navi da crociera. Premesso che in realtà l’incidenza del numero di persone che arrivano dalle navi di crociera sul totale degli arrivi a Venezia è minimo (per non parlare del fatto che in realtà la maggioranza della gente che arriva con le navi da crociera, neanche scende dalla nave durante il periodo in cui è al porto …), per cui non è quello il problema.
Il problema vero è la fragilità dell’eco-sistema lagunare.
E’ di pochi giorni fa la notizia che tutti hanno salutato con grande gioia e senso di vittoria: le navi da crociere non possono più passare davanti a San Marco e ormeggiare nel porto della città.
In realtà non è cambiato quasi niente, perché comunque entreranno in laguna per andare ad ormeggiare al porto di Marghera …
Non ci siamo ancora.

L’unica vera soluzione è di fermarle prima di entrare in laguna. Realizzare un porto fuori dalle bocche di ingresso in laguna, e poi far arrivare i turisti in città (almeno quelli che lo vorranno) con barche adeguate alla laguna (tra l’altro creando posti di lavoro).

Insomma, in conclusione, certamente Venezia è una città complicata, ma non è impossibile trovare soluzioni per salvaguardarla, solo manca la volontà politica e l’interesse che non sia un interesse puramente economico.

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VETRI – metafisico lagunare

Buongiorno,
ma anche ciao, perché questa è una piccola segnalazione, un po’ informale, un po’ discola, rivolta a tutti gli appassionati ‘cronici’ di Venezia, perfetto marchingegno d’inesauribile attrattiva.

Dopo lunga preparazione ho scritto e disegnato Vetri, sorta di -metafisico lagunare- ambientato tra canali, fondamenta e isole, anche le più marginali, cioè quelle che molti ignorano.
Tamerici, sambuchi, olmi, rovi, muri scrostati, selciati d’Istria, pietra di Aurisina, marmo Chio, ponti storti, palazzi nobili e antichi portoni corrosi dalla salsedine sono il palcoscenico dove recitano personaggi, per operato e scopi, antitetici; tra splendore e buio, tra etica e scelleratezza.


Una storia, o visione, rivolta a tutti i cittadini del mondo accomunati da genuino trasporto per questa fantastica [capsula del tempo] che nel suo intimo, per asimmetrie, contenuti artistici ed estetica ibrida è, e sarà sempre, simbolo di resistenza contro ogni banalità e semplificazione.

E non è tutto; questo è un progetto editoriale un pizzico diverso da quelli che vanno per la maggiore. Non è un libro. Non è una Graphic novel. Non è un albo fotografico. Vetri è un esperimento narrativo che ruba, ai cugini elencati, trucchi e strategie, ma poi vive e si dipana in modo peculiare, tutto suo, direi emancipato e astratto.
Vetri sono immagini, passaggi o motivazioni, che, a fine percorso, a fine storia, puoi richiudere nella loro sciccosa confezione, oppure, se qualcuna ti ha particolarmente colpito, puoi appendere (anche senza cornice; anche senza muro).
Leggere. Sperimentare. Decorare. Questo è il coraggioso editore (beh, di questi tempi lo si può affermare), che ha pubblicato Vetri: https://segnidautore.it/product-category/alberto-lavoradori/


Mi scuso se ti ho fatto perdere del tempo con questa lettura; comunque ti ringrazio per l’attenzione. Ora, tolgo il disturbo ed equipaggiato di carta e matita, torno seduto sulla fondamenta delle utopie.


Alberto Lavoradori


Alberto Lavoradori, disegnatore e grafico ha collaborato con Il Grifo, Edizioni Di, Montag, Il Manifesto, Il Gazzettino, Weird Book, Disney, Panini, Comic Art, Tornado Press, Edizioni Segni d’Autore e altri.

VETRI

Una Venezia adombrata e silenziosa è frequentata da tre personaggi profondamente diversi tra loro. Un artista emarginato, uno spettro custode d’un enigma ancestrale e un funzionario che esamina palazzi abbandonati. Pur con intenti diversi, i tre soggetti, sono tutti legati alle misteriose -Porte Native-, oltre le quali matura un insospettato ed eccentrico prodigio.

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Venezia d’autore – Ritrovare la Venezia autentica

Ritrovare la Venezia autentica

Posti e Pasti

E’ ancora possibile ai giorni nostri ritrovare la Venezia del secolo scorso, così come era prima del turismo di massa?

La risposta è sì, ma bisogna sapere dove cercare.

Esistono, o meglio “resistono” ancora piccole zone della città che non sono state sfigurate dall’eccesso del turismo (anche se il turismo andrebbe distinto non in base ai numeri, ma alla qualità), fazzoletti di case preservati grazie alla geografia (sono lontani da Piazza San Marco) e ancor più dal labirintico dedalo di strade necessarie per raggiungerli, che scoraggia i più.

Tra queste aree, forse la più interessante e affascinante è l’isola della Giudecca.

La Giudecca è una striscia di terra, lunga e stretta, che disegna come un sorriso subito a sud del corpo principale di isole che forma Venezia stessa.

La Giudecca

La Giudecca (il cui nome nulla ha a che vedere con i Giudei, ma ricorda i tempi in cui vi…

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Cene veneziane

Cene private a Venezia

Riapre nuovamente, per un paio di mesi, il grande e luminoso appartamento all’ultimo piano di una storica residenza di nobili veneziani, costruito nel Cinquecento nel cuore di San Polo.

Dal 2013 al 2016 sono state aperte anche le porte della nostra buona cucina veneziana al palato di chi volesse sedersi alla nostra tavola per trascorrere una piacevole serata, entrare in una cornice veneziana autentica in compagnia della propria dolce metà o di uno o più amici, tra buona musica e alcuni ricercati vini tipici della zona.

Il nostro cuoco ha una lunga esperienza nella ristorazione in Italia e all’estero. Ama unire la tradizione alla sua creatività personale, e un paio di mesi l’anno torna nella sua amata Venezia per proporre, in modo esclusivamente privato, la sua cucina.

Pertanto, fino alla fine di settembre 2019, tutte le sere, su appuntamento, la dimora veneziana sarà a vostra disposizione per cene e degustazioni private.

Il cuoco elaborerà un menù fisso: prosecco di benvenuto, antipasto, primo, secondo e dessert. Ogni piatto sarà accompagnato da un calice di vino diverso per finire con un vino aromatico per il dessert.

Mangiare a Venezia

Convivialità e atmosfera famigliare saranno la base su cui giocare con gusti tradizionali e creatività, per una serata veneziana dal sapore autentico e genuino.

Solo su prenotazione.

Minimo 2, massimo 6 persone.

Arrivare a cuor leggero e stomaco vuoto 🙂

Per info e prenotazioni: info@laltravenezia.it

Cene veneziane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Venice Wood Water

Venice Wood WaterLa Fondazione Wilmotte espone dal 16 giugno al 24 novembre 2019:

Venice Wood Water, Lee Bae

 

 

 

 

VENICE WOOD WATER
Lee Bae

La Wilmotte Foundation presenta, dal 16 giugno al 24 novembre 2019, alla 58. Biennale Arte 2019, una visione di Venezia dell’artista coreano Lee Bae, uno dei più grandi artisti coreani contemporanei viventi, in collaborazione con Galleria Perrotin di Parigi.

Lee Bae e io ci siamo incontrati per la prima volta nel 1999. È nata una bella complicità. Insieme abbiamo realizzato un’esposizione alla Fondazione Fernet Branca.

Lee Bae è prima di tutto un grande poeta.

La sua poesia si esprime attraverso mezzi diversi, ma sempre con sensibilità, finezza e raffinatezza. Egli utilizza il legno che ha carbonizzato e reciso per fare apparire grandi paesaggi, o talvolta utilizza interi fasci di legno che infiamma prima di trasformarli in sculture. Oppure, con l’aiuto di pinzatrici, frantuma il legno in pezzi e una volta affiancati l’uno con l’altro, dà vita ad una forma di scrittura naturalistica.

Lee Bae è anche un grande pittore e un notevole calligrafo, e si esprime attraverso vaste superfici di cera in grandi gesti ritmici e frammentati.

Grande disegnatore, Lee Bae destreggia la matita con delicatezza e precisione per realizzare nature morte degne delle tavole scientifiche dell’Illuminismo.

Trovo che esista una bella risonanza tra Venezia e il lavoro di Lee Bae: i suoi assemblaggi composti da fasce di legno carbonizzati, ricordano i pali su cui i palazzi veneziani sono costruiti, e le sue grandi macchie nere che si diffondono, sono come l’acqua della laguna, su una cera immacolata.

Un grazie sincero a Lee Bae, che ha aderito subito al progetto con il suo entusiasmo e la sua naturale eleganza nel presentare questa magnifica mostra alla Galleria della Fondazione Wilmotte per la 58a Biennale d’Arte di Venezia.

Jean-Michel Wilmotte, giugno 2019

Venice Wood Water di Lee Bae

Galleria della Fondazione Wilmotte

Fondaco degli Angeli

Fondamenta dell’Abbazia Cannaregio 3560

30121 Venezia

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Masterclass cibo, piattaforme collaborative e marketing territoriale

Dal 7 giugno partiranno due percorsi gratuiti (una masterclass ed un laboratorio), organizzati da ITALIS, che approfondiranno tematiche relative a permacultura, economia circolare, idroponica e robotica applicata all’agricoltura urbana, per incentivare lo sviluppo di imprenditoria sociale nella Venezia insulare, attraverso la creazione di una piattaforma collaborativa per facilitare la produzione e lo scambio di idee e di prodotti a livello locale.

La piattaforma metterà a disposizione della comunità una serie di strumenti utili per sviluppare soluzioni creative, organizzare, condividere e implementare progetti nell’ambito della produzione e trasformazione di prodotti agricoli rivolti al mercato locale e non.

I partecipanti potranno esplorare diverse tecnologie (come ad esempio la blockchain), ed essere accompagnati nella creazione di campagne di crowdfunding.

Dove:
Fabbrica H3 (ex Herion) Giudecca, Venezia, Campo San Cosmo, Giudecca 624-625 (ex-chiesa dei Santi Cosma e Damiano).

Date:

  • 7-8, 14-15, 21-22 Giugno, 2019 (venerdì pomeriggio e sabato)

Masterclass#3 PIATTAFORME COLLABORATIVE E MARKETING TERRITORIALE

 

 

Si consiglia di partecipare ad entrambi i corsi dato che il primo (Masterclass #3) presenta la teoria ed il secondo (Laboratorio #2) mette in pratica le lezioni imparate con la masterclass.

 

I corsi sono propedeutici alla partecipazione all’Hackathon che avrà luogo il 13-14 Luglio.

 

mangiare è un atto agricolo, 
coltivare è un atto politico, 
cucinare (bene) un atto sovversivo
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Io sono il mio corpo, io sono la mia memoria

Giovedi’ 20 di Giugno alle ore 18:00,  l’innovativo spazio artistico Officine Forte Marghera sarà aperto al pubblico con la mostra ‘Io sono il mio corpo, Io sono la mia memoria’ in occasione dell’inaugurazione del Festival Multidisciplinare di Arte Contemporanea, organizzato dal collettivo di artisti Action Hybride.

 

Action Hybride presenta:

55 artisti internazionali, art performances e video con un programma ricco di straordinari eventi da non perdere.

Entrata libera tutti i giorni  dalle 17 alle 24

Date: dal 20 al 23 Giugno 2019, in occasione della Biennale di Venezia

Galleria: Sezione Officine Forte Marghera (Venezia)

Indirizzo: Via Padiglione 32, via Forte Marghera, 30 – Mestre – Veneto

 

Io sono il mio corpo, io sono la mia memoriaIl nostro corpo ha una memoria, conserva in sé i ricordi sepolti delle nostre sofferenze di bambino, di feto, talvolta anche quelle dei nostri genitori e dei nostri antenati.

Stampati nei muscoli, nelle ossa e persino nella carne, questi dolori risuonano nel nostro corpo e si risvegliano nel corso degli eventi della vita.

La memoria del corpo è partire sulla traccia di quei ricordi profondi che il nostro spirito ha dimenticato, ma di cui il  nostro organismo si ricorda.

Il corpo è attraversato dalla memoria e lascia le sue tracce inscritte nella carne.

L’esperienza della corporeità, come della memoria: io sono il mio corpo, proprio come io sono  la mia memoria. Sono inserito nel mondo corporalmente e la mia esperienza del mondo mi raggiunge attraverso il mio corpo. Ma non solo il mio corpo assorbe informazioni sul mondo: è un oggetto di  mia proprietà tanto quanto il mio essere.

Il corpo rimane fedele al suo passato, integrandolo ed esprimendolo nei suoi gesti apparentemente i più spontanei. Basta pensare a come il corpo si rifiuta di rinnegare le proprie circostanze primitive, integrando ostinatamente nei suoi accenti, ritmi e posture i segni di appartenenza a uno specifico tempo e spazio.

È attraverso questa memoria incorporata che il corpo individuale integra il corpo sociale. Perché fin dalla tenera età il corpo si fà ‘civilizzare’.  Gli viene insegnato a interagire, secondo gli standard di una particolare cultura, nazione, religione. Ciò che si apprende dal corpo non è qualcosa che si ha, che si può rappresentare di fronte a sé, ma qualcosa che si è.

Il ricordo del corpo è ciò che rimane nell’uomo quando ha dimenticato tutto. La memoria ricomincia da una cicatrice, da un corpo sofferente, un ricordo malato, fragile, un corpo che è l’interstizio che collega e separa da tutto.

Tutti i nostri computer hanno un tocco ‘cancellabile’, la cui semplice presenza enfatizza la fragilità della memoria. Ma esiste una modalità di memoria che resiste alla cancellazione? Una memoria indelebile e, per così dire, incurabile?

L’arte da sola, forse, può fornire una risposta palpabile a queste domande.

Perché se il corpo è rappresentato ovunque nell’immaginario contemporaneo e se costituisce, come la memoria, un materiale di base per molti artisti contemporanei, esso non mostra la sua memoria ma la agisce perché la incarna.

E per quanto lei non memorizza alcuna immagine o rappresentazione, la memoria del corpo può essere “cancellata” solo dalla distruzione di esso.

email: actionhybridecie@gmail.com

FB: actionhybrideart

Instagram: @action.hybride

Action Hybride

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Sacrée Lumiére! Giò Ponti

Sacrée Lumiére! Gio Ponti Considerato uno dei più influenti architetti e designer del XX secolo, Giò Ponti (1891-1979) è onorato alla fondazione Wilmotte di Venezia.

Un prolifico creatore che era interessato sia alla produzione industriale che artigianale, Ponti ha rivoluzionato l’architettura postbellica, aprendo la strada a una nuova arte di vivere.

La mostra Sacrée Lumiére! presentata nelle sale della fondazione francese presenta il lavoro del fotografo Luca Massari dedicato a cinque importanti chiese firmate dal noto architetto e accademico italiano, evidenziando alcuni aspetti del suo lavoro dall’architettura al design industriale, dall’arredamento all’illuminazione, e la creazione di riviste per la sua incursione nei campi della cristalleria, della ceramica e della lavorazione dei metalli.

Sacrée Lumiére! Gio Ponti

 

 

 

 

 

Apertura da martedì a domenica dalle 10 alle 13.30 e dalle 14 alle 18.

Chiuso il lunedì.

Ingresso gratuito.
Info: tel. 041.476.11.60 –
fondaco@wilmotte.fr 

www.fondationwilmotte.com
GALLERIA DELLA FONDAZIONE WILMOTTE
Fondamenta dell’Abbazia,

Cannaregio 3560

Venezia


(Linea 1 Actv, Ca’ d’Oro)

Sacrée Lumiére! Gio Ponti

 

 

 

 

 

 

 

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Visita guidata mostra di Tintoretto a Venezia

Mostra Tintoretto Venezia

Per celebrare i 500 anni dalla nascita di Jacopo Robusti, detto Tintoretto, Venezia organizza due importanti mostre dedicate al maestro senza tempo che Giorgio Vasari definì “il più terribile cervello che abbia avuto mai la pittura”.

A più di ottant’anni dalla mostra a lui dedicata nelle sale di Ca’ Pesaro, era il 1937, e grazie a una impegnativa coproduzione internazionale che unisce la Fondazione Musei Civici di Venezia e la National Gallery of Art di Washington, viene offerta non solo una straordinaria opportunità di approfondimento storico-critico sul pittore, ma, soprattutto, una imperdibile occasione di conoscenza e di emozione.

Nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale, sulle cui estesissime pareti e soffitti Tintoretto ha glorificato la storia della Serenissima e i suoi protagonisti, sono presenti per l’occasione dipinti memorabili provenienti da tanti musei e collezioni nazionali e internazionali; alcuni di questi tornano, per la prima volta, proprio nel luogo per cui furono realizzati.

Per l’occasione, anche “L’altra Venezia” organizza visite guidate private alla mostra, per chi vuole comprendere meglio l’uomo e l’artista: sia per chi vuole avvicinarsi per la prima volta e vedere le opere esposte con strumenti di lettura nuovi e non troppo accademici, sia per chi vuole approfondire risvolti tintorettiani non troppo conosciuti presso il grande pubblico.

Per informazioni e prenotazioni: info@laltravenezia.it

Mostra Tintoretto Venezia

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“IMPRESSIONI VENEZIANE” – Concerti al Conservatorio di Venezia

Les Concerts Festifs presenta CONCERTI “IMPRESSIONI VENEZIANE

VENERDI 28 SETTEMBRE – ORE 18.00 SABATO 29 SETTEMBRE 2018 – ORE 20.00 PALAZZO PISANI, VENEZIA CONSERVATORIO DI MUSICA BENEDETTO MARCELLO

Venerdi 28 alle ore 18, e Sabato 29 settembre alle ore 20, si terranno due concerti per mezzosoprano, baritono, violino, violoncello e piano, intitolati “Impressioni veneziane”.
Les Concerts Festifs sono tornati e apriranno, con nostra grande gioia, il libro dei ricordi e delle impressioni veneziane con una selezione di opere vocali e strumentali interpretate magnificamente da giovani talentuosi musicisti già noti a livello internazionale.

“Venezia non è una città, non è una laguna, e nemmeno un repertorio. Venezia è un’ispirazione. Fa sognare coloro che qui non portano mai a spasso i propri desideri. Ai più convenzionali (anche se poeti), ai Mendelssohn, suggerisce melodie, canzoni. Liszt, che avrebbe potuto accontentarsi di essere un Mendelssohn, percepisce a Venezia, che non è altro che passato, la musica del futuro. Luogo oscuro, luogo luminoso. Luogo d’incontro. Tra il canto e gli instrumenti l’incontro è una festa : e questa comincia con Monteverdi!”

Gli interpreti saranno Victoire Bunel mezzosoprano, David Petrlik violino, Volodia Van Keulen violoncello, Théo Fouchenneret piano, che intraprenderanno :
Venerdi 28 settembre : Musiche di Liszt, Gounod, Massenet, Lalo, Fauré, Hahn,
Sabato 29 settembre : Musiche di Tosti, Wolf Ferrari, Monteverdi, Schubert, Schumann, Mendelssohn, Rossini, Weir, Offenbach.

I concerti avranno luogo nella sala concerti di Palazzo Pisani di Venezia, sede del Conservatorio di Musica Benedetto Marcello.
I concerti beneficiano del patrocinio della Fondazione Singer-Polignac e del sostegno del gruppo LFPI.

PREZZI Adulti – 22 € Tariffa ridotta – 18€ Giovani -10 € Studenti, docenti e personale della Conservatorio B. Marcello – gratis Forme di pagamento accettate : contanti o assegni

BIGLIETTERIA Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” Palazzo Pisani, Campo S.Stefano, Sestiere di San Marco 2810 – 30124, Venezia.
A partire da 30 minuti prima della rappresentazione per l’acquisto dei biglietti o per il ritiro dei biglietti prenotati.

BOOKING admin@lesconcertsfestifs.com +39 329 4149804  www.lesconcertsfestifs.com
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