Venezia avrà una ruota panoramica come Londra

Ruota panoramica LondraPresto anche Venezia potrebbe avere la sua ruota panoramica sull’esempio del celebre London Eye che permette una vista panoramica mozzafiato sulla città di Londra.
La proposta giunge da un’azienda olandese, la International Wheel, che ha bussato alle porte del Comune di Venezia per presentare il progetto di una “Venice Eye”. L’idea sembra essere piaciuta alla giunta che ne ha già discusso nelle sale di Ca’ Farsetti. La ruota verrebbe installata al Tronchetto, vicino al capolinea del People Mover, il servizio di collegamento dal parcheggio del Tronchetto a Piazzale Roma, il quale certo  guadagnerebbe altri clienti.
E le casse comunali riceverebbero nuove entrate. International wheel ha proposto all’amministrazione il 30% degli incassi. In questi tempi di crisi, una gradita boccata d’ossigeno pari a circa 2 milioni di euro in sei mesi, almeno secondo le previsioni degli olandesi.
La proposta è stata valutata dalla giunta comunale che ha deciso di sentire il parere degli altri enti competenti. Il via libera alla ruota infatti non dipende solo dal Comune, devono essere d’accordo anche la Soprintendenza, la Salvaguardia e tutte le autorità che gestiscono il Tronchetto.
La struttura raggiungerebbe i 53 metri d’altezza, sufficiente per avere una vista completa della città di Venezia.

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A Venezia si inaugura la Casa di Corto Maltese

La casa di Corto Maltese a VeneziaCorto Maltese, il personaggio dei fumetti creato dalla matita di Hugo Pratt, ha trovato casa. A Venezia, naturalmente!
Domenica 20 febbraio 2011 si inaugura la casa-museo dedicata al celebre marinaio, un vasto spazio dove ripercorrere le sue avventure, ed incontrare altri appassionati. Tra gli ospiti fissi, addirittura Guido Fuga e Lele Vianello, storici collaboratori del Maestro.
All’interno della Casa ci sarà anche spazio per mostre d’arte e incontri culturali, nonché uno speciale trattamento per i più giovani.
Il tutto nella magica cornice di un palazzo quattrocentesco, con piccolo giardino e patere bizantine.
Il palazzo si trova in Rio Terà dei Biri (Cannaregio, 5394/B), a pochi passi dalla Chiesa dei Miracoli.
Orari di apertura: Merc./Lun. h.10.00 – 18.00. Chiuso il martedì.
Biglietteria:
– Intero € 6.00
– Ridotto € 4.00 (studenti 10/19 anni; gruppi di almeno 12 visitatori; clienti de L’altra Venezia)
gratuito per:
– Bambini dai 5 ai 9 anni con superamento della prova coraggio
– Bambini fino ai 4 anni
– Diversamente abili

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Una petizione per salvare il mercato del pesce di Rialto

Mercato del pesce di Rialto a VeneziaRialto rischia di perdere uno dei suoi simboli: il mercato del pesce.
Questa la conseguenza dell’annunciato trasferimento del mercato del Tronchetto a Fusina, sulla Terraferma. Luogo lontano dalla laguna viva, estremamente scomodo per i pescatori e gli operatori commerciali, i quali (una quindicina di ditte che forniscono il pesce fresco al dettaglio per tutta la città) sono sul piede di guerra.
Trasferire l’ingrosso significa decretare la morte della Pescheria e del mercato di Rialto. Un mercato che si trova lì da oltre mille anni.
Qui c’è la petizione dove firmare per salvare il mercato del pesce di Rialto.

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Raddoppiate le Gallerie dell’Accademia

Gallerie dell'Accademia di VeneziaLe Gallerie dell’Accademia di Venezia diventano ancora più grandi. Quasi quanto gli Uffizi di Firenze, però più moderne, luminose e tecnologiche.
Dopo cinque anni di lavori, una spesa di 24 milioni di euro e una superficie passata da seimila a dodicimila metri quadrati, le Gallerie saranno riconsegnate alla città questa primavera.
Chi ha già potuto osservare le sale delle Gallerie raddoppiate, come il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Maria Giro, parla di un nuovo spazio che lascia senza fiato. «Ho visto un intervento straordinario, che ha restituito alla loro bellezza luoghi storici meravigliosi. Un intervento fatto senza ricorrere ad archistar o a commissari, ma da bravissimi soprintendenti e tecnici pubblici, a dimostrazione che quando c’è la testa e ci sono le risorse economiche, la cultura è un’eccellenza in Italia. Voglio organizzare un grande evento, a primavera, che punti l’obiettivo non tanto sul meraviglioso patrimonio artistico dell’Accademia ma proprio sull’incredibile progetto architettonico e intervento tecnologico che è stato realizzato».
Per le Gallerie, che soffrivano molto del peso degli anni, si è trattato di un intervento radicale che ha dotato i 12.000 metri quadrati di spazi storici recuperati, delle più moderne soluzioni tecnologiche. Dall’impianto antincendio al sistema antifurto alla climatizzazione, oltre a un’illuminazione molto speciale. Il tutto senza mai chiudere le Gallerie che, anzi, hanno registrato un aumento di visitatori.
L’obiettivo, naturalmente, è inaugurarle in coincidenza con la Biennale 2011 o forse anche prima.

(Fonte: M. Pivato)

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Mostra sul Vorticismo alla Guggenheim

Mostra Vorticismo Guggenheim VeneziaPer la prima volta in Italia una mostra interamente dedicata alla corrente artistica del Vorticismo. Il Vorticismo nacque in Inghilterra agli inizi del XX secolo. La sua caratteristica è  uno stile figurativo astratto che coniuga forme dell’epoca pre-industriale con l’energia suggerita dall’idea di un vortice.
Il Vorticismo si impose a Londra in un momento in cui la scena artistica inglese era stata scossa dall’avvento del Cubismo e del Futurismo. Pur contaminato da elementi di questi due movimenti, il Vorticismo definì un proprio stile, caratterizzandosi come un breve ma cruciale movimento negli anni della Prima Guerra Mondiale.
La mostra presenterà circa un centinaio opere, che includono quadri, sculture, opere su carta, fotografie e stampe. Questi alcuni nomi degli artisti presenti: Percy Wyndham Lewis, Edward Wadsworth e Henri Gaudier-Brzeska. L’esposizione rappresenta il tentativo di riproporre le tre mostre vorticiste, allestite durante gli anni della Grande Guerra, che contribuirono a far conoscere al pubblico inglese e americano l’estetica radicale di questo gruppo.
La sede della Collezione Peggy Guggenheim rappresenta la seconda tappa (dal 29 gennaio al 15 maggio) di questa mostra itinerante, inaugurata al Nasher Museum of Art, Duke University, Durham, NC (30 settembre 2010 – 2 gennaio 2011) e che terminerà alla Tate Museum di Londra (14 giugno – 4 settembre 2011).

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Le lettere di Eleonora Duse alla figlia

Copertina libro Ma pupa Henriette Eleonora DuseEleonora Duse è l’attrice simbolo del teatro ita­liano tra Otto e Novecento. Su di lei moltissimo è stato scritto, sia sul versante artistico che su quello biografico. Ma alcuni aspetti ancora inediti della sua per­sonalità si possono scoprire ora attraverso Ma Pupa, Hen­riette, il bel libro edito da Marsilio e curato da Maria Ida Biggi dove sono riunite le lettere scritte dalla Duse alla fi­glia Enrichetta – nata nel 1882 dal poco fortunato matri­monio con Tebaldo Checchi – nel lungo periodo di an­ni che va dal 1892 al 1924, anno della morte dell’attrice. Attraverso questo nutrito corpus epistolare è possibile far­si un’idea più precisa dei gusti e delle opinioni, ma anche delle insicurezze e delle debolezze di questa mitica inter­prete figlia di teatranti e nata per caso in un alber­go di Vigevano durante una tournée della madre.
La stessa curatrice, nel­la sua introdu­zione, spiega quali mate­riali raccoglie il volume: «Il carteggio, scritto so­lo parzialmente in italia­no e per la maggior parte in francese, è formato da due nuclei fondamentali: da un lato le vere missi­ve, autentiche, autografe di Eleonora, e dall’altro i cosiddetti “Quaderni di Enrichetta”, che contengono co­pie manoscritte delle lettere che la madre ha inviato alla figlia durante gli anni dal 1914 al 1918. Le carte autogra­fe autentiche, conservate nell’Archivio Duse della Fonda­zione Giorgio Cini di Venezia, sono circa ottanta pezzi, al­cuni dei quali formati da più fogli, altri costituiti sempli­cemente da biglietti, cartoline illustrate e telegrammi. La trascrizione delle lettere fatta da Enrichetta nei quaderni dà luogo a una testimonianza viva della vita e delle diffi­coltà finanziarie e psicologiche incontrate durante i lun­ghi anni della prima guerra mondiale e nel periodo imme­diatamente successivo. Queste copie devono essere filtra­te attraverso gli occhi, o meglio le mani, della figlia che è sopravvissuta alla madre per quasi quarant’anni con la co­stante preoccupazione di mutare e occultare l’immagine pubblica dell’attrice, distruggendone o manomettendo­ne molte testimonianze». Tra i documenti più interessan­ti – oltre ai riferimenti all’unica esperienza cinematogra­fica, Cenere, lungometraggio ricavato nel 1916 dall’omoni­mo romanzo di Grazia Deledda – ci sono quelli che met­tono in luce la vocazione e l’abilità letteraria dell’attrice, già evidenziate peraltro molti anni fa da Vittore Branca. Un epistolario appassionante che racconta l’Italia di ieri attraverso gli occhi di una protagonista assoluta

(Fonte: L. Mello)

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Festival Le salon romantique a Palazzetto Bru Zane

Ospedale Chiesa della Pietà Venezia VivaldiOgni inverno il Palazzetto Bru Zane ospita a Venezia artisti dai diversi orizzonti – promettenti giovani talenti o musicisti dalla carriera consolidata – per una serie di “carte bianche” dedicate al repertorio romantico francese.
Dal 3 al 27 febbraio il Palazzetto presenta il Festival Le salon romantique.

Il programma e dedicato quasi esclusivamente alla musica cameristica, valorizzando di volta in volta gli organici strumentali e vocali propri di questo repertorio: sonata, duo, trio, fino al quartetto. Non ne sono esclusi gli strumenti rari o pittoreschi e le pratiche storiche ancor oggi troppo sottovalutate, come l’arrangiamento e la trascrizione.
Un florilegio di opere firmate Debussy, Berlioz, Chausson, Chopin, Liszt, Ravel, ma anche Bonis, Farrenc, Grandval, Alkan, Onslow, Romagnesi, Kreutzer, Gossec o Boieldieu vuol farsi eco dell’effervescenza veneziana, sorta di carnevale in musica durante il quale cadrà la maschera dell’oblio per rivelare alcuni tesori di un romanticismo ancora da riscoprire.

Questo festival, libero da precise costrizioni tematiche, permette di valorizzare la sala da concerto del Centre de musique romantique française, sala le cui dimensioni corrispondono idealmente a quelle dei salotti ottocenteschi per i quali furono composti quartetti, sonate, romanze o mélodies. Alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista il 6 febbraio 2011 si terrà invece il concerto “Gli ultimi fuochi della tragédie lyrique” dell’ensemble Les Nouveaux Caractères, rinomato per la cura filologica nei dettagli ed una timbrica corale chiara e distinta.

Per tutta la durata del Festival sarà possibile sfruttare l’occasione di una passeggiata musicale organizzata da L’altra Venezia. Un modo interessante per ripercorrere le tracce della musica a Venezia prima dell’ascolto di un concerto al Palazzetto. E’ previsto inoltre uno sconto sul biglietto d’ingresso per i partecipanti ad uno degli itinerari.

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Guestinvenice presenta “L’altra Venezia”

Codega Guida Turistica VeneziaIl Portale di Venezia presenta il mio servizio di visita guidata alla città di Venezia.

E’ un grande onore per me essere segnalato su questo sito che offre diversi servizi informativi per chi vuole visitare questa magica città, della quale si parla tanto ma che si conosce poco.

Qui potete trovare invece una presentazione in slideshare.

Per maggior informazioni potete contattarmi qui: info@laltravenezia.it

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Il paesaggio sonoro di Venezia

«Pensare con le nostre orecchie offre l’opportu­nità di aumentare le nostre immaginazioni criti­che, di comprendere il nostro mondo e i nostri incontri con esso secondo molteplici registri di sentimen­to. Pensare nell’ambito di una “democrazia dei sensi” si­gnifica che nessun senso è privilegiato rispetto agli altri».

Il progetto sul pa­esaggio sonoro veneziano, attualmente in corso di svol­gimento, nasce all’interno del laboratorioarazzi, ciclo di se­minari sulla musica elettroacustica promossi dall’Istitu­to per la musica della Fondazione Giorgio Cini di Vene­zia. La mappatura dei suoni della città laguna­re vuole essere un’esperienza multiforme: ‘ecologica’, nel senso di relazione ed equilibrio uomo/ambiente; didatti­ca, con il coinvolgimento degli studenti durante le sessio­ni di ripresa del suono; performativa, nel momento in cui i materiali sonori raccolti vengono utilizzati come «cam­pioni» da elaborare dal vivo con strumenti elettroacusti­ci; compositiva, tramite la realizzazione di brani musicali basati sui, o ispirati ai, suoni registrati; filosofica, poiché, come suggerisce Jacques Attali nel saggio Bruits del 1977, «il mondo non si guarda, si ode». Il suono del paesaggio sonoro ha valore documenta­rio, concreto, di testimonianza, di salvaguardia del pa­trimonio antropico – si pensi che certi suoni potrem­mo non sentirli più, come quelli, ad esempio, legati a cer­te attività artigianali – e naturale, ma può anche esse­re utilizzato, manipolato, trasformato, da elaborazioni elettroacustiche.
Fino a oggi sono state effettuate varie sessioni di regi­strazioni, in collaborazione con gli studenti dell’Accade­mia di Belle Arti di Venezia guidati dal docente di Sound design Davide Tiso, gli studenti del Conservatorio di mu­sica «C. Pollini» di Padova guidati dal docente di Elettro­acustica Matteo Costa e gli studenti del Conservatorio di musica «B. Marcello» di Venezia guidati dal docente di Musica elettronica Paolo Zavagna, per riprendere, fra gli altri, suoni di acqua, campane, l’attività all’interno di uno squero e di una vetreria, animali, vaporetti, barche, vo­ciare, passi nelle calli e tanti altri. A questa prima fase di riprese seguiranno altre sessioni di registrazioni in par­ticolari condizioni climatiche, atmosferiche, stagionali e in particolari momenti della giornata o in particolari oc­casioni festive e/o istituzionali.
Al progetto di mappatura sonora di Venezia parteci­pa anche il fotografo Riccardo Zipoli, che ha accettato la sfida di ‘fotografare il suono’, e le cui immagini colgono aspetti visivi dei meccanismi fisici che producono le onde sonore: dettagli di campane che diventano figure astratte – mai però completamente slegate dall’oggetto raffigura­to in modo da renderlo comunque riconoscibile –, parti­colari del getto di una fontana o di vaporetti che attrac­cano sono solo alcuni esempi delle sue fotografie. Anche la regista Alberta Ziche, che ha seguito tutte le fasi del la­voro e realizzerà su di esso un documentario di cui si può vedere un breve estratto in anteprima su http://vimeo.com/17981041, ha partecipato con entusiasmo al proget­to fin dalla sua nascita.
I suoni registrati verranno inseriti nel sito http://www.ve­neziasoundmap.org, attualmente in fase di realizzazio­ne.

(Fonte: G. Morelli – P. Zavagna)

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Luigi Nono al Teatro La Fenice

Luigi Nono a VeneziaBruno carissimo VIVA!!!
[…]
finalmente la famosa serata de teatro!!!
Ti e mi.
a staltri i sta fora a scoltar e meditar_
e i mona i pol pure pensar a “die Kölner Schule”
perché la scuola tua venessiana la xé almeno
come quea dei Gabriei e di Monteverdi
e i sentirà, stavolta!
ostia, che ben!
La serata de “intolleranza 60” sarà gnente en confronto con quea nova tua e mia insieme nel ‘64 […]

E’ l’inizio di una lettera che Luigi Nono scri­ve a Bruno Maderna sul finire dell’esta­te del 1963. Poche parole che dicono molto di questi due compositori, oggettiva­mente tra i più importanti del Novecento.
C’è il desiderio fortissimo di fare (di nuo­vo) teatro, di praticare una dimensione co­municativa appena riscoperta e che negli anni precedenti la composizione musicale aveva consapevolmente rischiato di perde­re, di bruciare in un radicale e utopico pro­getto di rifondazione del linguaggio musica­le. E c’è il desiderio di collegare le novità a una tradizione remota e interrotta (la «scuola» veneziana dei Gabrie­li e di Monteverdi), e quello di differenziar­si dall’«avanguardia». All’epoca Nono è a Venezia, come sem­pre; Maderna inve­ce vive ormai da una decina d’anni in Ger­mania, a Darmstadt, e scriversi in dialetto è un esercizio di nostal­gia, rivolta a un passa­to molto recente di la­voro comune, di bot­tega. Ma è soprattutto enfasi, posta in mo­do del tutto privato, sulle comuni radici di una tradizione tutta locale che, in quel frangente, prende il senso di una rivendicazione.
Quella serata, però, che avrebbe dovuto consacrare il te­atro della «nuova scuola veneziana» davanti alla platea in­ternazionale della critica e dei compositori (così era il fe­stival di Venezia cinquant’anni fa, un mondo trapassato…) – quella serata non si farà mai. Ci si avvicinerà appena, in quel settembre del 1964, e per modo di dire, con la pri­ma dell’Hyperion di Maderna a pochi giorni di distanza da La fabbrica illuminata di Nono: rispettivamente una «lirica in forma di spettacolo», e una scena lirica per contralto e quattro altoparlanti, residuo di quell’opera mai compiuta che doveva chiamarsi Un diario italiano.
Di teatro desiderato, immaginato, tentato, abbozzato, incompiuto è costellata tutta la vicenda di Nono, in una misura forse superiore a ogni altro compositore del No­vecento. Non si penserebbe di primo acchito a Nono co­me musicista per il teatro, eppure, anche se il catalogo delle sue opere sembra smentirlo, l’idea che l’invenzione musicale si compia davvero, in tutta la sua virtù comuni­cativa, sulla scena, è un motivo dominante del suo impul­so creativo.
«Ancor più chiaro è ora in me il gran­de desiderio di scriver per il teatro – tu sai quali nuovi problemi esso implichi e bellissimi, soprattutto pensan­do alla larghezza di pubblico a cui esso è destinato e dif­fusione grandiosa».
Si potrebbe insomma «leggere» tutti gli anni cinquanta di Nono come un cammino che lo conduce a Intolleranza 1960, e non soltanto nei desiderata teatrali espliciti e rivolti a vari scrittori, tra cui Italo Calvino, ma anche nelle com­posizioni che non lo lascerebbero sospettare, come i Co­ri di Didone su testi di Ungaretti, che, scorrendo la corri­spondenza, sembrano essere l’esito di un progetto lunga­mente discusso con il poeta, un lavoro teatrale sugli ulti­mi giorni di Anna Frank.
Ma è del tutto coerente che questi progetti incompiu­ti rimangano tali e si «riciclino» nella musica da concer­to, facendo così di Nono, negli anni cinquanta, il più espressivo e «drammaturgico» dei giovani compositori dell’avanguardia. Nono intuiva, fin d’allora, che la musica non era destinata, comunque, ad «arrivare» a una scena – dovendosi poi adattare in modo più o meno conflittuale alle convenzioni del teatro – ma era destinata piuttosto a scardinarne la struttura, lo schema produttivo, molto più che la «forma»: e qui la stella polare di Nono è la coppia Piscator-Mejer’hold, il teatro, appunto, «totale», non cer­to una qualunque ipotesi contemporanea di «anti-teatro». Questa esigenza matura proprio con Intolleranza 1960, ve­ro punto di svolta, addirittura meno per la musica che per tutte le implicazioni che faranno di questa esperienza un momento importante anche per tutto il teatro di parola italiano a venire.

(Fonti: Veneziamusica – Fondazione Luigi Nono)

Dal 18 gennaio al 5 febbraio al Teatro La Fenice l’opera “Intolleranza 1960”. Da un’idea di Angelo Maria Ripellino, su testi di Henri Alleg, Bertolt Brecht, Paul Eluard, Julius Fucík, Vladimir Majakovskij, Angelo Maria Ripellino e Jean-Paul Sartre, musica di Luigi Nono, prima rappresentazione assoluta: Venezia, Teatro La Fenice, 13 aprile 1961.

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